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DIORAMA (7) |
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In
cammino verso Aulnay
con
due fanciulli trovati per la strada
Le viene offerta una casa nei
pressi della capitale. Victorine parte con la suora che
l’ha raggiunta e con i primi due maschietti affidati.
Una lattaia le dà un passaggio. Il viaggio sul carro è
pittoresco, i bambini sono felici. E non è certo
Victorine a rattristarli, anche lei gioisce con loro
guardando lontano. |
Sa bene
che a Dio non manca nulla per aiutare chi si affida a
Lui con fiducia assoluta: “Ammucchiati tutti con
il nostro mobilio sul carretto, oltre la lattaia e il
figlio con i loro bagagli, con il pericolo di sfasciare
tutto da un momento all’altro, sotto una pioggia e un
temporale che non ci voleva lasciare, prendemmo la
strada indicata, e dopo circa tre ore giungemmo ad
Aulnay”.
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Tutti
i mezzi sono buoni
per
far festa con i bambini
I bambini aumentano come anche la
piccola comunità... Deve dare loro cibo, vestiti,
istruzione... ma come fare per rispondere a tante
necessità? Per questo, ogni mattina, malgrado la
stanchezza, la malattia, l’età... parte nella
capitale a chiedere l’elemosina... “Se non
riesco ad avere un po’ di paglia per preparare il
presepe in un luogo, andrò a bussare in un altro e in
un altro ancora, finché non ne trovi per Gesù che nei
fanciulli viene immolato a quanto vi è di più
infernale”. |

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Ciò non le impedisce di
organizzare momenti di festa come passeggiate in barca
che lei stessa guida. Con serenità e con estrema
facilità passa dalla preghiera alla carità;
dall’adorazione alle opere di misericordia; dal Cristo
presente nell’Eucaristia al Cristo povero e sofferente
sulla strada. Riesce ad armonizzare ed a vivere la
contemplazione di Maria di Betania e l’attività
fattiva di Marta... Ma
poi... ancora una volta subentrano gelosie e calunnie,
la Fondatrice
viene cacciata di casa, le viene vietato perfino di
portare l’abito religioso. Per il mondo torna ad
essere la signorina Le Dieu, anziana e povera. Ormai è
ora che la smetta di sognare, forse anche di credere...
Ma lei è sempre l’indomabile Victorine, più convinta
che mai. Rimedia qualche soldo e parte per Roma.
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«Chi
ha pazienza, tutto ottiene». Al termine della sua
vita è a Roma. La
marchesa Serlupi l’aiuta nella sua opera
A
Roma saranno anni durante i quali continuerà ad
affrontare dure prove, non conosce la lingua, è malata,
senza forze, per nutrirsi va alla mensa dei poveri... ma
Dio non l’abbandona. Le vengono anche incontro le
autorità religiose. Le strade si appianano. |
La suora
che le è rimasta fedele la raggiunge ed il Signore
mette sulla sua strada la marchesa Serlupi che comprende
la sua missione e le viene in aiuto. Una giovane,
attratta dalla personalità e dall’amore della
Fondatrice, chiede di poterla seguire, prenderà il nome
di Suor Raffaella e sarà lei a continuare l’Opera che
è decisamente avviata. Victorine ha adempiuto la sua
missione e serena per aver compiuto quanto il Signore le
aveva posto nel cuore, alla giovane che l’assiste
negli ultimi momenti mormora: “Io finisco, tu
cominci. Perdono di cuore... Vi raccomando i bambini,
curateli, amateli...”
Le
ultime parole lasciate scritte sul diario? Una sentenza
di Santa Teresa d’Avila: “Chi ha pazienza,
tutto ottiene!”. Sì, il Signore ha premiato
le sue sofferenze che l’hanno resa forte come una
roccia. E Victorine, che ha capito la gioia di dare la
vita alla sequela di Cristo, scrive l’ultima parola: “Grazie!”.
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Sottofondo:
Notturno (Chopin) |
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