Ma la sofferenza da sola non
basta: sono l’obbedienza e l’amore
che danno il volto vero alla Croce. Proprio
in quella sofferenza di Gesù suor Ambrogina
scorgeva l’amore gratuito e, per entrare
nel “ministero della riconciliazione”,
a sua volta accoglieva con amore la sofferenza
per la gloria di Dio e la salvezza dei fratelli.
In quell’amore trovò tutto: la
forza per sopportare la malattia, l’incomprensione
e la solitudine; l’energia per consolare
coloro che ricorrevano a lei; la gioia per compiere
sempre la volontà di Dio.
Si abbandonava con tranquillità all’offerta
di sé, alla riparazione, al sogno di
diventare “grande santa”. Percepiva
sempre più se stessa come una piccola
ostia immersa nella grande Ostia che adorava
sull’altare ed ebbe fenomeni mistici legati
al mistero eucaristico.
L’anno 1948 segnò per suor Ambrogina
l’ultima fase della sua esistenza, che
doveva chiudersi a soli 45 anni, il 26 marzo
1954. Dalla primavera del 1948, l’infermeria
con l’adiacente coretto divenne il luogo
dell’offerta e del compimento della sua
silenziosa missione: vittima riparatrice per
il trionfo del Cuore Eucaristico di Gesù.
Dal cimitero di Firenze, i suoi resti mortali
sono stati trasferiti a Maranola e il 1°
ottobre 2006 deposti in un’urna nella
chiesa dell’Annunziata. E ora, dalla sua
terra, suor Ambrogina irraggia l’invito
a una santità umile: “forte come
l’amore”, ma possibile a tutti.
 |
2/2 |
|