"Entrata
nella Congregazione al Monte San Michele, circa due anni
dopo la fondazione, dichiaro di aver accompagnato
durante quattordici anni
la Rev.da Madre
Fondatrice, Victorine Le Dieu de
la Ruaudière
, in religione suor Marie-Joseph de Jésus, e d'essere
stata testimone oculare di tutte le persecuzioni della
nascente comunità, come pure delle virtù praticate
dalla nostra Madre in mezzo ad innumerevoli prove.
Le
virtù che risplendevano in lei erano in special modo
una fede incrollabile, una pazienza inalterabile, una
fiducia in Dio senza limiti ed una carità così ardente
che nessun ragionamento umano sarebbe riuscito a
frenarla.
Di
famiglia agiata, dava a tutti senza riserva e senza
alcun calcolo, purché si trattasse della gloria di Dio
e della salvezza delle anime.
Appena
tre anni dopo la fondazione dell'Opera dell'Adorazione
Riparatrice, incominciarono le prime persecuzioni che le
tolsero una buona parte delle sue sostanze. Ingiusti
modi di agire l'allontanarono dalla sua opera fondata a
prezzo di tanti sacrifici.
Lungi
dal perdersi d'animo, benediceva il Signore e lo
ringraziava, perché si degnava di farla soffrire per
suo amore, dando così al suo Istituto il suggello
divino della croce.
Quando
poi, dopo molte fatiche e lungo peregrinare, riuscì ad
aprire una seconda casa, il nemico raddoppiò gli
sforzi, non solo per rovesciare la parte materiale della
fondazione, ma per travolgere insieme con essa anche le
anime che la componevano. Dodici delle sue figlie,
rimaste fino allora fedeli, l'abbandonarono; così che
rimase sola con due suore, una delle quali ero io.
Per
soddisfare a piccoli debiti, i nemici, approfittando
della sua lontananza, vendettero all'asta mobilio,
biancheria, arredi sacri, abiti religiosi, persino il
corredo di noi due, sue figlie; non le restava
assolutamente nulla, tranne le vesti che aveva addosso.
Ridotta
in quello stato, cantava senza tregua la bontà del
Signore, dichiarandosi felice più che mai, pregando per
i suoi persecutori, esortando noi al sacrificio ed alla
perseveranza. Era solita paragonarsi con gioia a Giobbe,
si rallegrava nelle umiliazioni e con pazienza e
rassegnazione attendeva il ritorno del Signore, cioè
con una fede che sposta le montagne aspettava che Dio le
restituisse i suoi beni, se tale fosse la sua volontà.
Sottofondo:
Adagio per archi (Tartini)